
mcdonald’s schifo globalizzazione, precariato
Piazza della Vittoria é un luogo quasi sacro per la cittá: è dedicata alle migliaia di ragazzi bresciani e italiani morti nella Prima Guerra mondiale, con il sogno di un’Italia più grande, piú forte, piú giusta.
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In questo terribile 2020, nella piazza hanno aperto un McDonald’s, simbolo internazionale del precariato culturale e antropologico prima ancora che lavorativo.
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Negli anni ’90 Mino Martinazzoli, mediocre sindaco democristiano, vietò nello stesso luogo l’apertura di un fast food simile fatto di patatine e altro cibo spazzatura per tutelare la storia e il decoro della zona: sembrano passati secoli.
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La civiltá dell’hamburger, oggettivamente brutta ed omologante, è arrivata anche qui, nella piazza che simboleggia l’eroismo e la civiltá d’Italia. Nessuno si è degnato di dissentire, tantomeno l’attuale sindaco Del Bono e la sua giunta di sinistra, che a giudicare dal loro operato, con il brutto vuole farci convivere.
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Ancora di più aziende come il McDonald’s note per i contratti precari, orari massacranti e cibo di provenienza estera (come ci hanno confermato alcuni lavoratori).
Ma non tutti stanno zitti, non tutti si abituano alla merda: il nostro sorriso è una scintilla, la fiammella di chi non si arrende al decadimento.
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Ti vogliono obeso, precario e senza confini in coda per un panino unto che potresti mangiare uguale in Malesia, Brasile o negli USA? Mandali a fare in culo, osserva Piazza della Vittoria e ricorda chi eravamo.
Questa è Brescia, mica New York.
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